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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Prurigine

www.mariuana.it / 2004/12/06

Estratto dal libro “Mariuana la medicina proibita” di L.Grinspoon e J.B. Bakalar

Don Spear racconta la storia riportata di seguito:

Sono affetto da una malattia cutanea debilitante e potenzialmente letale chiamata neurodermite atopica. Nel 1954, quando avevo diciotto anni ed ero di guarnigione presso una base dell’esercito in Texas, mi accorsi che la pelle attorno ai miei occhi era irritata e squamosa. Dapprima pensai che dipendesse dal clima arido del Texas, ma poi vidi che il disturbo si aggravava e si diffondeva ad altre parti del corpo. Nelle zone interessate la pelle si irritava fortemente, prendeva un colore rosso cupo e cominciava a spaccarsi. Un anno più tardi, quando l’esercito mi trasferì in Germania occidentale, buona parte del mio corpo era coperta da aree di pelle pustolosa di colore rosso acceso, che continuavano a spaccarsi, ricoprirsi di croste e spaccarsi di nuovo. Queste aree diventarono infette a causa del mio continuo grattarmi.

I medici dell’ospedale militare in Germania mi diagnosticarono una neurodermite atopica. Provai tutti i medicinali, le pomate e i preparati a disposizione, ma nessuno fece effetto. Avevo le mani e le braccia lacere a causa della pelle spaccata, che si squamava, e del continuo grattare. Andai in cancrena e i dottori presero in considerazione l’idea di amputarmi entrambe le braccia fino al gomito. In uno sforzo estremo di evitare l’amputazione, mi fasciarono completamente gli avambracci in modo che non li potessi grattare; inoltre mi diedero da prendere dosi massicce di antibiotici e del nuovo “farmaco delle meraviglie”, il cortisone. Per il prurito, che quasi mi faceva impazzire, i medici mi prescrissero tranquillanti e sedativi. Le braccia furono salvate, ma io non potevo più tollerare altro cortisone. Nonostante i migliori sforzi dell’esercito, la mia malattia cutanea era incontrollabile. Nel gennaio del1956 fui congedato con una disabilità connessa al 50% con il servizio. Nei dieci anni successivi provai quasi ogni medicinale e farmaco ufficiale a disposizione: forti dosi di Librium, Valium e altri tranquillanti che inducono dipendenza, creme e pomate di cortisone, bagni e preparati a base di catrame di carbone. Nessuno mi diede sollievo a lungo termine. Diverse volte fui ricoverato in ospedale per infezioni causate dall’irresistibile prurito e della pelle spaccata.

Poiché la mia malattia cutanea mi sfigurava, era difficile trovare lavoro. I datori di lavoro non mi assumevano e gli altri dipendenti non volevano lavorare con me. Finalmente fui assunto dalla Fisher Body Company, ma ebbi ripetutamente bisogno di lunghi periodi di congedo per malattia. Dopo dieci anni la compagnia calcolò che mi ero fatto sei anni di malattia e mi licenziò. Cercando lavoro per mantenere mia moglie e quattro bambini, mi resi conto una volta di più che molte persone non avevano nessuna intenzione di assumermi. La mia malattia cutanea persisteva. Mi svegliavo spesso alla notte per scoprire che del sangue era trasudato dalla cute sul cuscino. Il prurito era così intenso e insopportabile che usavo la carta vetrata direttamente sulla pelle per trovare sollievo. Il mio matrimonio andò in malora e diventai molto schivo e timoroso.

Nella primavera del 1973, un mio amico che aveva combattuto in Vietnam mi raccontò di aver fumato marijuana quando era là e di averla trovata gradevole. lo ero riluttante a provare, non solo perché era illegale ma anche perché non mi piace fare uso di droghe di qualsiasi genere. Avevo abbandonato da molto tempo l’alcol e il tabacco, e la mia esperienza con i farmaci mi aveva reso ancor più cauto. Provengo da un retroterra culturale rigoroso e moralista, nel quale l’uso di droghe non riscuote certo approvazione. Un fine settimana, a una corsa automobilistica, mi decisi finalmente a fare un paio di tiri dalla sigaretta di marijuana del mio amico. È possibile che abbia fatto un paio di tiri anche da un ’altra sigaretta il giorno dopo. Non avevo notato niente di insolito dopo aver fumato, nessun effetto sulla mente. li martedì o il mercoledì della settimana seguente mi accorsi che una zona particolarmente malridotta della mia pelle appariva molto meno arrossata e infiammata. Mi venne in mente che il prurito non mi tormentava da diversi giorni. Mi chiesi se la marijuana potesse avere qualcosa a che fare con l’inaspettato miglioramento, ma non diedi molto credito all’idea.

Il fine settimana successivo il mio amico e io andammo a un’altra corsa d’auto, e ancora una volta lui mi offrì la marijuana. li prurito mi era ormai tornato, ma cessò improvvisamente con il primo tiro. Ero allibito. Dopo che avevo provato per anni ogni farmaco e ogni prodotto disponibile per la pelle senza trame sollievo, il prurito era cessato con un tiro di una sigaretta di marijuana. Nei tre anni successivi continuai a fumare marijuana solo nei fine settimana, senza fare mai più di pochi tiri alla volta. Le condizioni della mia pelle migliorarono in modo sbalorditivo. Siccome non mi grattavo più, la pelle spaccata guarì. Poi le chiazze rosse cominciarono a sparire e vennero rimpiazzate da pelle normale.

In breve tempo non ero più sfigurato. Trovai un impiego fisso e diventai un lavoratore indefesso. Non dovevo più prendere congedi per malattia. All’inizio del 1977 i miei fratelli maggiori scoprirono che stavo fumando marijuana e lo dissero ai nostri genitori. Anche se avevo passato i quarant’anni, mi preoccupavo molto di non urtare la loro suscettibilità. Spiegai loro la situazione, ma mi resi conto che non erano convinti. A vevano paura che fossi diventato un tossicodipendente. Dissi loro che avrei smesso di fumare marijuana per tre mesi, per vedere cosa succedeva. Non avevo mai sperimentato nessun tipo di inconveniente fisico o mentale, e non trovai difficoltà a smettere. Non mi venne nessun genere di smania, non ebbi né “tremiti” né “sudori”. Ma nel giro di tre giorni tutto il corpo mi prudeva. La pelle tra le dita dei piedi e delle mani si irritò e si infiammò. L’infiammazione si estese rapidamente a mani e piedi, per propagarsi a braccia e a gambe, e poi al cuoio capelluto, alla testa e al torace. Nel giro di poche settimane la pelle mi si stava spaccando, mi grattavo in continuazione, e strie di colore rosso scuro cominciavano a comparire su gran parte del mio corpo. Mi stavo sfigurando di nuovo, e di notte trovavo sangue sulle lenzuola. I miei genitori e mio fratello si allarmarono e cercarono di convincermi a riprendere a fumare la marijuana. Ero riluttante, perché non mi piaceva essere considerato un tossicodipendente. Alla fine, compresi che la mia famiglia non si preoccupava del fatto che la marijuana fosse illegale. Erano interessati soltanto ai suoi effetti sulla mia pelle.

Ricominciai a fumare nei fine settimana. Stavolta ci volle quasi un anno prima che la pelle ritornasse alla normalità. Ho continuato a fumare marijuana per i dieci anni seguenti (fino al febbraio del 1987) e i miei disturbi cutanei sono rimasti sotto controllo. Ho mantenuto uno stato di servizio esemplare e non ho mai fumato in orario lavorativo. Nel febbraio del 1987 , venni a sapere che la mia ditta intendeva effettuare delle analisi delle urine su un certo numero di dipendenti scelti a caso. Chiesi aiuto ai rappresentanti del mio sindacato, e nel frattempo mi interessai presso i medici della Veterans’ Administration perché mi aiutassero a procurarmi la marijuana legalmente. Loro mi indirizzarono all’unità di riabilitazione dalle droghe della VA, dove mi fu detto che non avevo problemi di droga. In pratica, i medici stabilirono che io mi limitavo a fare uso di quella droga a scopo terapeutico. Mi incoraggiarono a continuare a fumare marijuana. Ma la minaccia di un’analisi delle urine e della possibile perdita del posto di lavoro mi avevano turbato profondamente. Confuso, non sapendo cosa fare, smisi di fumare. La mia malattia cutanea tornò a manifestarsi quasi immediatamente.

Dopo poche settimane era già grave e peggiorava rapidamente. I miei genitori, mio fratello, alcuni buoni amici e addirittura i miei rappresentati sindacali mi incoraggiarono a ricominciare a fumare marijuana. L’alternativa era obbedire alla legge e vivere con una malattia cutanea deturpante che avrebbe potuto, a causa delle infezioni conseguenti, uccidermi. Mi presi un congedo per malattia e cominciai a coltivare la marijuana per conto mio.

Nel dicembre del 1989 un vicino di casa lo andò a dire alla polizia. Fui arrestato e condannato. La sanzione consisteva in una grossa multa, in quattro mesi di arresti domiciliari e due anni di libertà condizionata. Il giudice disse che tutte le accuse a mio carico sarebbero venute a cadere se avessi ottenuto una prescrizione legale. Ma ho dovuto smettere di fumare a causa delle analisi delle urine al lavoro. Da quando ho smesso di nuovo (dicembre 1989) il prurito è stato pressoché costante, e la pelle si spacca ripetutamente e perde fluidi in corrispondenza di piedi, mani, cuoio capelluto, gambe, torace e persino del pene.

La marijuana è l’unica sostanza che previene sia le lesioni cutanee, sia l’insopportabile prurito. Se la marijuana fosse legale, riuscirei a controllare questa malattia infernale. La marijuana potrebbe essere di aiuto per altre migliaia di persone con simili problemi alla pelle, ma su questo non si fa ricerca perché la marijuana è una droga proibita e ai medici non piacciono le controversie politiche.

www.mariuana.it

Erscheinungsdatum lunedì 31 gennaio 2005 15:53

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