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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

L’accusa smentisce l’imperizia dei ladri - I difensori si battono per condanne pi¨ miti

2004/08/31 - Corriere del Ticino
Dai 4 anni e mezzo ai 15 mesi - Le richieste di pena per il maxi furto di canapa

Quattro anni e mezzo ad Augusto Arcellaschi e ad Aldo Franchi; tre anni e tre mesi ad Aldo Rossi; da un massimo di due anni e sei mesi ad un minimo di 15 mesi con la condizionale per gli altri imputati. Sommandole tutte, le pene richieste ieri dal pp Rosa Item per i nove autori (otto correi ed il complice Aurelio Togni) del maxi furto di canapa ammontano ad oltre 23 anni.
Nelle prime quattro arringhe (le altre cinque verranno pronunciate oggi) gli avvocati difensori hanno chiesto importanti riduzioni di pena per i loro assistiti.

"Non era affatto una banda Bassotti"
Il procuratore Rosa Item ridimensiona la sprovvedutezza degli imputati

Saranno anche tutti colpevoli, come va ripetendo Augusto Arcellaschi fin dal primo giorno del processo, ma, secondo l’accusa, le figure di spicco del furto di 1.660 chili di canapa dal deposito militare di Arbedo sono due: lo stesso Arcellaschi ed Aldo Franchi. "Anche se la notizia che la canapa era celata nel deposito di Arbedo l’ha portata il latitante Dario Bettiga, anche se in un primo tempo dovevano solo trovare il nascondiglio per la canapa, sono loro due ad aver organizzato materialmente il furto" ha affermato il procuratore pubblico Rosa Item durante la sua requisitoria. Pertanto a loro vanno comminate le pene pi¨ importanti: 4 anni e 6 mesi ciascuno. Per Arcellaschi la pp Item ha inoltre chiesto la revoca della sospensione condizionale della pena di 18 mesi che gli era stata inflitta il 9 settembre 2002 per aver corrotto un ex commissario di polizia e due ex funzionari doganali. Chiesta anche la pena accessoria dell’espulsione dalla Svizzera per 15 anni. I 4 anni e 6 mesi proposti per Franchi vanno ad aggiungersi ai 10 mesi con la condizionale inflittigli lo scorso anno per vari reati patrimoniali. Seppur con un coinvolgimento minore nella pianificazione del furto, secondo l’accusa Aldo Rossi Ŕ comunque stato sempre presente nelle fasi salienti del colpo: ha messo a disposizione il suo ufficio di Chiasso, ha noleggiato i furgoni, si Ŕ precipitato in soccorso di Arcellaschi quando questi si Ŕ ritrovato fermo in autostrada a bordo di uno dei furgoni con una gomma a terra. Da qui la richiesta di pena: 3 anni e 3 mesi di reclusione. Gli altri sei imputati erano a conoscenza del piano e lo hanno eseguito secondo le direttive che erano state loro impartite. Le pene richieste dall’accusa nei loro confronti variano dai 2 anni e 6 mesi per Giuseppe CalÓ ai 15 mesi con la condizionale per Alin Moldovan.

"Un colpo sfrontato, temerario che queste persone hanno avuto il coraggio di commettere anche quando il rischio di esser scoperti era elevato. Un colpo che, a differenza di quanto potrebbe apparire, Ŕ stato studiato e ben preparato. Altro che banda Bassotti!". Nella sua requisitoria il procuratore pubblico Rosa Item ha tenuto a ridimensionare l’apparente improvvisazione con cui Ŕ stato studiato e messo a segno il clamoroso furto di 1.660 chili di canapa dal deposito militare di Arbedo. Tutti sapevano benissimo in che impresa si erano imbarcati e solo due di loro, Sergio Albini ed Alin Moldovan, hanno gettato la spugna per paura di esser scoperti dopo il secondo tentativo andato in fumo. Per il primo dei due, giudicato in Contumacia, l’accusa ha chiesto la condanna ad una pena di 18 mesi da espiare e l’espulsione dalla Svizzera per 3 anni, per il secondo 15 mesi con la condizionale. Richiesta di pena contenuta anche per Aurelio Togni, unico degli otto imputati ad esser comparso in aula con l’accusa di complicitÓ (e non con quella pi¨ grave di correitÓ) nell’infrazione alla legge federale sugli stupefacenti. L’accusa, proponendo per lui 18 mesi sospesi con la condizionale, ha affermato che il coinvolgimento del 63. enne nel colpo si Ŕ limitato a mettere a disposizione di Arcellaschi e di Franchi il nascondiglio dove stoccare la canapa rubata. Se Togni, Albini, e Moldovan sono da ritenersi figure minori, in cima alla scala delle responsabilitÓ la procuratrice Rosa Item ha posto Augusto Arcellaschi. Il "baffo rosso", come lo chiamavano gli altri durante il colpo, si Ŕ dato alla latitanza da martedý 28 ottobre 2003, cioŔ da quando si rese conto che qualcosa era andato storto. Si Ŕ dapprima rifugiato nei Grigioni per poi riparare in Slovenia, dove Ŕ stato arrestato il 20 marzo di quest’anno. Siccome il contrabbando di sigarette non rendeva pi¨ come una volta, Arcellaschi si Ŕ fatto attrarre dalla prospettiva di un facile guadagno, di un bottino milionario. "Dice che il furto gli era stato proposto da Bettiga, ma non si tira indietro quando viene a sapere che si tratta di rubare della canapa sequestrata dalla polizia" ha puntualizzato il pp Item. Cosý, assieme a Franchi e a Rossi organizza il colpo: trova il luogo dove nascondere la canapa e trova anche gli uomini, reclutati nel mondo del contrabbando. "La sua presenza in aula in questi giorni Ŕ significativa - ha detto il pp Item spiegando i motivi che l’hanno spinto ad accettare l’estradizione dalla Slovenia - spera di ridurre il suo coinvolgimento controllando nel contempo le affermazioni che fanno gli altri imputati". Oltre ad aver importato delinquenza sul suolo ticinese, Arcellaschi, sempre secondo l’accusa, rubando della canapa posta sotto sequestro ha attaccato le istituzioni del nostro Paese. La sua colpa Ŕ grave e quindi l’accusa ha chiesto per lui una condanna a 4 anni e 6 mesi di prigione.

Stessa richiesta di pena per Aldo Franchi: fa parte della "corte" di Arcellaschi e quando quest’ultimo gli chiede se sa dove si possa nascondere un furgone carico di canapa, subito si mette alla ricerca del luogo adatto senza farsi scrupolo alcuno. La prospettiva Ŕ quella di un guadagno importante. Gli sarebbe toccato il compenso pi¨ alto, oltre 100 mila euro. Poi si impegna nella progettazione del colpo. Con Arcellaschi compie sopralluoghi ad Arbedo ed in val Verzasca, coinvolgendo nell’affare Aurelio Togni. Mette a disposizione parte degli arnesi da scasso, sposta i furgoni durante i due tentativi falliti ed il furto vero e proprio. Insomma, si getta completamente nella realizzazione del colpo. Una volta arrestato, ha detto sý dov’era la canapa mostrandosi pi¨ collaborativo degli altri, ma ha sempre cercato di sminuire le sue responsabilitÓ, negando in particolare di aver saputo subito che quella da rubare era "erba" sequestrata dalla polizia. Anche Aldo Rossi si fa coinvolgere nell’affare da Arcellaschi: noleggia i tre furgoni dietro la promessa di un compenso (lui dice 50 mila euro, ma Arcellaschi sostiene che gliene sarebbero toccati 100 mila), mette a disposizione il suo ufficio per le riunioni strategiche. Il suo coinvolgimento Ŕ minore rispetto a Franchi ed Arcellaschi, ma Ŕ comunque presente nei momenti salienti della progettazione e della realizzazione del furto. Che si trattasse di canapa non poteva non saperlo, ha puntualizzato il pp Item. Passa la notte in Italia in occasione dei due tentativi falliti: era lui che aveva noleggiato i furgoni e quindi doveva crearsi un alibi. Ed in Italia ci sarebbe rimasto anche la notte del furto se non avesse dovuto precipitarsi a soccorrere Arcellaschi fermo in autostrada a bordo del furgone con una gomma a terra. Dunque per l’accusa Rossi ha partecipato in misura importante alla realizzazione del furto: anche se non Ŕ mai stato ad Arbedo, non ha mai visto il tunnel della Verzasca, il suo ruolo Ŕ stato determinante. Da qui la richiesta di pena: 3 anni e 3 mesi.

Alessandro Brusinelli entra in scena perchÚ reclutato dal latitante Martinelli: il suo compito era quello di fare l’autista, cioŔ di guidare un furgone da Arbedo alla Verzasca. Anche lui cerca di sminuire le sue responsabilitÓ, dicendo di non aver saputo immediatamente che si trattava di rubare della canapa. Ma secondo l’accusa, la sua versione non regge: Arcellaschi ha sempre ammesso che tutti i partecipanti sia ai due tentativi, sia al furto vero e proprio sapevano fin dall’inizio di che cosa si trattasse. Brusinelli aveva bisogno di soldi, era alla canna del gas, e quindi non si Ŕ fatto tanti scrupoli. Per tre volte ha svolto il ruolo che gli era stato affidato, un ruolo importante per la riuscita del colpo. Per lui l’accusa ha chiesto 2 anni e 3 mesi pi¨ l’espulsione di 3 anni dalla Svizzera.

Giuseppe CalÓ, oltre a quello di autista, aveva anche il compito di scegliere la canapa migliore da caricare sui furgoni. ╚ stato l’unico fra tutti che ha ammesso fin dall’inizio di sapere che si trattava di rubare della canapa sequestrata dalla polizia. Non ha per˛ avuto alcun ripensamento dopo i due tentativi falliti. Per lui la pena di 2 anni e 6 mesi (espulsione dalla Svizzera per tre anni sospesa condizionalmente per due anni) tiene conto anche dei reati di spaccio e di consumo di cocaina.

Ed infine Marco Signaroldi: avrebbe dovuto scaricare due camion di sigarette, gli aveva detto l’amico Martinelli promettendogli un compenso di 500 euro. Anche lui nega di aver saputo che avrebbe dovuto rubare della canapa posta sotto sequestro dalla polizia; se ne sarebbe accorto solo la sera del furto. Nemmeno lui Ŕ credibile secondo il pp Item che propone una condanna a 2 anni di reclusione e la pena accessoria dell’espulsione per 3 anni.

di Spartaco De Bernardi
Modificado el mercoledì 1 settembre 2004 12:17, Fecha de apariciˇn martedì 31 agosto 2004 15:20

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