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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Gli spinelli sono dannosi o innocui? E’ giusto criminalizzare marijuana e hashish?

Ne parliamo con Gian Luigi Gessa, responsabile del gruppo italiano sullo studio delle dipendenze.
CAGLIARI - La Repubblica - LUCIANA SICA - marzo 2007

Per sapere se marijuana e hashish sono innocui come bere del vino rosso o se invece sono dannosi, e quanto fanno male e a chi, per conoscere quali sono gli effetti dei derivati della cannabis non bisognerebbe rivolgersi né a Fini né a Pannella, e neppure al più brillante degli opinionisti, ma alla gente che queste cose le studia e le sa. Gian Luigi Gessa è professore di Neuropsicofarmacologia all’università di Cagliari dove dirige il Dipartimento di neuroscienze dedicato a Bernard Brodie, suo maestro nel lungo periodo trascorso nei National Institutes of Health a Bethesda, gotha della più avanzata ricerca americana. E’ lui il responsabile dell’unico gruppo italiano "di eccellenza" sullo studio delle dipendenze: da droghe, da farmaci, da cibo, anche da sesso.

Quanto a sostanze stupefacenti Gessa non è né di destra né di sinistra, non lo infiamma la diatriba tra proibizionisti e antiproibizionisti destinata a riaccendersi ora che i politici di governo sembrano decisi a una nuova campagna ideologica contro l’uso delle droghe, di tutte le droghe, a una politica demonizzante del servizio pubblico (dei Sert colpevoli di "ridurre il danno") e a favore, anche economico naturalmente, delle comunità (in crisi da anni). Un Dipartimento nazionale antidroga è stato allestito presso la presidenza del Consiglio, riunendo le competenze finora distribuite in più ministeri. Buona idea, ma per fare cosa? Più che un progetto, "linea dura contro i tossicodipendenti" sembra uno slogan forse un po’ truce, però intanto la legge va cambiata e anche fumare uno spinello rischia di diventare un reato grave. Una scelta in controtendenza, visto che anche la Gran Bretagna ha appena depenalizzato l’uso delle droghe leggere.Tipo molto fascinoso, Gian Luigi Gessa si direbbe il classico "scienziato pazzo" con vistose bizzarrie non solo caratteriali. A quasi settant’anni, per dire, coltiva l’hobby del surf, ma "in segreto". Perché, racconta ridendo come un bambino, anni fa l’hanno recuperato al largo di Cagliari e i giornali locali avevano già in prima pagina il suo "coccodrillo", il mestissimo articolo confezionato per i personaggi illustri e un po’ agé.

Quando invece parla di droghe, l’ilarità si traduce in una smorfia a metà tra il disgusto e la rassegnazione. "Se - dice - i politici capissero di che parlano, non ci sarebbero tutti i malintesi che ci sono sulle droghe. Una conoscenza scientifica del problema avrebbe un’importanza enorme, e invece le logiche che si seguono sono del tutto diverse: ideologiche, emotive, moraliste. Una volta, i "metadoneti" - favorevoli al metadone per gli eroinomani - erano fascisti. Ora invece sono diventati di sinistra. Ma le sembra una cosa seria?".A lei sembra serio, e realistico dire: basta con i farmaci sostitutivi, puntiamo invece sul recupero integrale dei drogati nelle comunità, senza più compromessi?"La scienza ha accertato che le tossicodipendenze sono una malattia cronica recidivante del cervello e vanno curate anche con i farmaci.

Da scienziato, voglio almeno un paio di cose: che chi pratica il recupero - il prete o il guaritore di turno - sappia di che parla e mi metta in condizioni di misurare quello che fa. Non può venirmi a dire: io ho salvato la persona x, perché il suo è un atto nobilissimo che gli farà magari guadagnare il Paradiso, ma a me interessa il gregge e non solo la pecorella smarrita e redenta. Voglio sapere quanti ne salva, e come lo ha fatto, e che succede quando finalmente li fa uscire dalla comunità.".Oggi si sente dire, anche da Girolamo Sirchia, ministro della Sanità: le droghe leggere sono pericolosissime quanto quelle pesanti, producono la stessa dipendenza. E’ così? Davvero la marijuana rende schiavi come l’eroina?"La marijuana e l’hashish contengono una molecola dal nome impronunciabile, il tetraidrocannabinolo, corrispettivo della nicotina per il tabacco. Questa molecola in genere procura un senso di euforia e "dispercezioni" molto ben descritte da Baudelaire e tanti altri. Senz’altro agisce sul cervello e ne altera la normale attività, ma non produce danni fisici: l’accanimento con cui da sempre si cerca di dimostrarne la tossicità non ha portato finora a nulla. In altre parole, un fumatore di marijuana che ne abbia fatto uso anche per decenni in modo costante e smetta all’improvviso non avrà pregiudicato la sua salute fisica né presenterà quella che si definisce una sindrome di astinenza. Ma dire questo non basta".Soprattutto se a fumare erba sono ragazzini.

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Articolo integrale: www.sims.it

Date de parution venerdì 20 aprile 2007 02:28

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