Chiesti dieci anni per Bernard Rappaz
Per il procuratore vallesano è stato ‘il più grande fornitore di canapa in Svizzera’
www.laregione.ch - 03/11/2006 08:15
Martigny - Il ministero pubblico valllesano ha chiesto 10 anni di reclusione per il “ re della canapa” Bernard Rappaz, processato ieri a Martigny assieme ad altri due partner della società Valchanvre. Secondo la pubblica accusa, il coltivatore e la ditta sono stati per anni « il più grande fornitore di cannabis in Svizzera» , con un giro d’affari stimato in 5 milioni di franchi sull’arco di quattro anni.
Oltre a coltivare la canapa, Rappaz l’ha trasformata successivamente in resina e poi in hashish, ha affermato il procuratore Olivier Elsig nella sua requisitoria. In base alle testimonianze riunite nella fase istruttoria, le quantità di hashish prodotte nell’azienda agricola di Rappaz totalizzano svariate centi-naia di chili.
Il ministero pubblico ha pure accusato il vallesano di amministrazione infedele, per aver «ingannato» i suoi partner di Valchanvre, che hanno beneficiato soltanto in modo «marginale» delle attività lucrative dell’agricoltore. Nei riguardi dei coimputati, il procuratore Elsig ha chiesto rispettivamente due anni di carcere e 18 mesi di prigione con la sospensione condizionale.
Il canapaio è inoltre accusato di aver truffato il Cantone, impiegando lavoratori clandestini per i quali non sono state versate le quote sociali, nonché di riciclaggio di denaro per aver dissimulato almeno 350 mila franchi provenienti dalla vendita dell’hashish. Il procuratore ha chiesto al tribunale di condannare l’imputato al pagamento di una multa di 100 mila franchi.
In apertura del processo, Bernard Rappaz ha spiegato di non aver mai voluto ingannare nessuno e di non aver coltivato la canapa a scopo di lucro, bensì per favorire la liberalizzazione di questa pianta, di cui ha lungamente vantato le virtù.
Il caso per il quale è giudicato il vallesano risale al periodo 1996-2001, quando la polizia aveva sequestrato nella sua fattoria oltre 50 tonnellate di canapa. Nel 1999 era stato condannato una prima volta a 16 mesi di carcere per aver venduto cuscini “terapeutici” imbottiti con fiori di canapa. Aveva scontato questa pena nel 2002, dopo aver trascorso svariati mesi in detenzione preventiva nell’ambito dell’inchiesta per la quale è giudicato ora.
Il canapaio è tornato nuovamente in detenzione preventiva lo scorso marzo, in relazione a una seconda indagine aperta contro di lui per traffico di hashish e riciclaggio. Nel corso di entrambi i periodi trascorsi in detenzione preventiva, il vallesano ha osservato uno sciopero della fame durato ogni volta più di 70 giorni e terminato all’ospedale.