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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

I quatro pilastri per riformare la legge sugli stupefacenti

Proposta per una regolazione del mercato della canapa

Questa nuova base legale permetterà il passaggio di una politica delle droghe illegali ad una politica degli additivi, basata sul rispetto degli individui e delle conoscenze obiettive. La differenziazione tra sostanze legali ed illegali non è più pertinente nella realtà, dove i consumazioni di muscugli diventano la norma. Bisogna abbordare il problema non solo mediante il prodotto ma anche mediante i comportamenti, dunque regolamentare secondo la pericolosità obiettiva dei prodotti ed il fattore di rischio inaccettabile dei comportamenti.

Questo nuovo modello si ispira molto dal rapporto svizzero psychoaktiv.ch che propone di ancorare la politica delle droghe a quattro pilastri: Prevenzione, Riduzione dei rischi, Cure, Repressione.

Cioè:

1. La depenalizzazione dell’uso di tutte le sostanze sostituita da un orientamento socio-sanitario degli utenti problematici
2. L’educazione sanitaria ad’uso ragionevole delle sostanze psycho-attive
3. L’informazione sulle condotte additive ed il fenomeno generale di addizione
4. Il rintracciamento ed il trattamento degli utenti problematici
5. La riduzione dei rischi che includono dei dispositivi di prima linea come le sale di consumazione o il testing anonimo
6. Le cure che includono la sostituzione stesa ad una forma iniettabile di eroina sintetica o no, ad altre forme di oppiacei ed ad altri prodotti che gli oppiacei
7. La promozione e l’aiuto all’astinenza
8. La repressione delle condotte a rischi come la circolazione automobile, le attività incompatibili (la caccia, la condotta di arnesi o di macchine), le nocività pubbliche, l’aggressività e la violenza sotto l’impresa... della vendita illecita, della produzione illegale, della vendita non dichiarata, del traffico internazionale, dell’imbiancatura di denaro
9. La regolamentazione dell’accesso alle sostanze: · Accesso libero con avvertimento per la caffeina, la chinina, la teina... · Accesso ristretto a 16 anni con regole di commercializzazione e di consumazione restrittive, interdizione totale di pubblicità e politica attiva di prevenzione per l’alcol leggero, il tabacco, la canapa sativa, · Accesso ristretto a 18 anni per l’alcol forte la canapa indiana ed i giochi · Accesso medicalizzato semplice per i psychotropici farmaceutici come i benzodiazepini, sotto protocollo di sostituzione allargata ad altre sostanze e forme galeniche per i psychotropici che provocano una dipendenza. · Accesso illegale per tutte le sostanze escluse della regolamentazione ma monitoring e RDR sulle scene di acquisto e di consumazione.

Questo approccio prammatico e depassionato riflette non solo l’analisi dei periti svizzeri ma si appoggia sulle ricerche in prevenzione e RDR di numerosi ricercatori internazionali e sulle esperienze di intervenienti in tossicodipendenza di paese come l’Olanda, il Canada, il Portogallo...

Aggiungendo il diritto all’autoproduzione di tutte le piante senza cessione né commercio e la libera utilizzazione delle piante di droghe per gli usi non illeciti, questo progetto radunerà le organizzazioni di utenti, di riforma della politica delle droghe e certe organizzazioni altermondialiste.

Per finirne con il caso canapa indiana

La produzione e la distribuzione cooperativa della canapa indiana fornirebbero circa 100.000 CDI ed altrettanto di CDD, tempi parziali ed impieghi stagionali. Gli stipendi, la tassazione e le tasse della trafila reintegrerebbero miliardi di euro nell’economia ufficiale, costituendo così un innegabile fattore di crescita. I giovani ed i meno giovani utenti di canapa indiana non avrebbero più l’impressione di essere dei malati sotto tutela o dei criminali. Bisogna cambiare lo statuto legale della canapa indiana. Come passare di un’interdizione totale ad una regolazione del mercato che protegge la salute e la sicurezza pubblica garantendo pure un impatto socioeconomico molto positivo? Giro dell?europa sulla questione della canapa indiana.

La canapa indiana non è in vendita libera sul continente europeo perché il suo commercio è vietato dalle convenzioni internazionali. Queste non prevedono l’interdizione della sua consumazione che è o lecita o depenalizzata nella maggioranza dell’Europa di cui la Germania, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, o ancora sottomessa a regimi di sanzioni light come in Inghilterra, in Austria o in Svizzera.

La consumazione pubblica è in principio interdetta nella maggior parte dei paesi e punita da semplici multe. La generalizzazione dell’interdizione di fumare nei luoghi pubblici semplifica considerevolmente questo problema. Come per l’alcol, le autorità di numerosi paesi cercano di minimizzare le nocività pubbliche ma tollera la socievolezza. E più una gestione delle missioni della polizia che una questione di diritto. Non si va a sancire un festival di musica ma impedire gli smoke-in negli spazi turistici, è anche il caso ad Amsterdam.

Il limite di possesso di canapa indiana al domicilio per consumazione personale è lasciato spesso all’apprezzamento della polizia o del giudice. In strada, varia di 1g a 30g e in molti paesi a 5g.

Soltanto la Francia e la Svezia convertono veramente la consumazione di canapa indiana in azione penale, e più recentemente certi paesi dell’est che ribaltano a destra e passano dei trattati di alleanza con gli USA come i paesi baltici o la Polonia. Poi il centro sinistro ritorna e depenalizza di nuovo come è il caso in Ungheria adesso.

L’autoproduzione è tollerata in Olanda senza nocività di vicinato per cinque a dieci piantagioni, una piantagione in Belgio, da una a venti secondo le regioni spagnole o i Länder tedeschi, dieci piantagioni nel cantone di Basilea o nella regione di Vienna.

Un solo paese, l’Olanda, appoggiandosi sul principio di opportunità e per le ragioni legittimi di salute pubblica, ha organizzato la vendita di canapa indiana ai maggiorenni, nel limite di cinque grammi per giorno e per persona, nelle botteghe tollerate e controllate per le municipalità finché esse pagano una tassa del 50% sulla canapa indiana, che non provocano nocività di vicinato, che non detengono più di 500 g in scorta per evitare il commercio di grossO e le sterzate, che non vendono o non favoriscono la consumazione di altre droghe illecite e nella maggioranza delle città che non servono bevande alcoliche. Si può consumare sul posto o al prevalere. Certi comuni vietano i Coffee Shops, altri li raggruppano in una zona autorizzata, altri restringono le possibilità di insediamenti. I principali problemi del sistema olandese sono la produzione di canapa indiana e la vendita in grosso. In principio vietata, sono sempre più controllate dalle organizzazioni criminali che operano su questa zona grigia. Delle proposte di regolamentazione della produzione sono bloccate dall’attuale governo per paura della reazione dei vicini e degli americano via l’ONU.

Dei mercati grigi e delle scene aperte prosperano anche nelle metropoli e talvolta nelle campagne di numerosi paesi come la Svizzera, la Germania, la Spagna, L’Inghilterra, la Danimarca ma nessun governo ha osato ancora seguire gli Olandese nell’istituzionalizzazione della tolleranza. Tuttavia l’Olanda mantiene la sua politica da 30 anni, la pianifica, la rinforza ma non abbandona il principio di tolleranza molto strutturata.

La Svizzera ha conosciuto un’esperienza di tolleranza durante 6 anni con circa 300 negozi di canapa al prevalere ma pochi luoghi di consumazione. Il suo parlamento ha arretrato per dieci voci nel 2004 ed i cantoni applicano di nuovo una politica restrittiva aspettando una nuova legge. 105.000 svizzeri hanno depositato un’iniziativa popolare per reintegrare il mercato regolamentato della canapa nella politica dei quattro pilastri (prevenzione, cure, riduzione dei rischi e repressione) per proteggere la gioventù contro il narcocrimine. Si voterà fra uno a due anni.

Servizio minimo: la depenalizzazione

Senza rompere i suoi impegni internazionali né sconvolgere l’equilibrio europeo in materia di droga, la Francia può depenalizzare immediatamente la consumazione privata di canapa indiana e può tollerare il possesso pubblico di 10g, il possesso privato e la produzione di quantità ragionevoli per la consumazione degli adulti del focolare, per esempio 500g di scorta e la cultura di 5 piantagioni per adulto. Come per il tabacco, la consumazione nei luoghi pubblici accessibili ai minori e non disponendo di spazio non fumatore deve essere proscritto. Bisognerebbe tollerare anche la vendita di semi e di talee per facilitare l’autoproduzione e così minimizzare soprattutto la parte del mercato nero di importazione. La canapa indiana ed i suoi derivati dovranno reintegrare anche la lista dei medicinali con una trafila legale di canapa indiana terapeutica.

Motivazioni: ristabilire i diritti di milioni di consumatori che si stimano criminalizati ingiustamente, restaurare la fiducia nella legge e le istituzioni, favorire l’accesso al dispositivo di cure, dare della coerenza alla politica globale di lotta contro gli additivi, stabilire un dispositivo efficace di riduzione dei rischi, offrire un’alternativa al mercato nero senza distruggere l’economia parallela (che comporta dei vantaggi indiscutabili), esporsi alle sanzioni internazionali.

Perché regolamentare?

La depenalizzazione della consumazione (con tolleranza dell’autoproduzione) è solamente una misura di accompagnamento di questo fenomeno sociale di massa. Ricolloca la canapa indiana nella sfera privata, abbassa soprattutto la pressione poliziesca e sociale sulla gioventù, favorisce un dialogo costruttivo sulla salute pubblica. Diminuisce ma non fa sparire l’economia parallela, l’evasione di denaro sporco, il controllo della produzione e della distribuzione di massa a traverso i gang e le organizzazioni criminali. Difatti, la maggioranza dei consumatori non ha la possibilità di coltivare la propria canapa indiana.

Queste misure sarebbero percepite molto bene dalla gioventù borghese ed i néo-rurali. I giovani di periferie sfuggirebbero alla caccia alla pallottola, è già molto, ma sarebbero sempre sotto la tentazione del deal. La prevenzione non sarebbe finanziata dalle tasse, la tassa non sempre prelevata. È preferibile di regolamentare la produzione di massa, la distribuzione e la consumazione.

Quale statuto per la canapa indiana?

Questo dispositivo deve tradurre l’idea che la consumazione di canapa indiana, anche se costituisce un pericolo relativo per l’utente, deve essere tollerata finchè appartiene alla vita privata e non turba l’ordine pubblico.

Ecco perché i commerci come i tabacchi, i bar ed anche i negozi della canapa del modello svizzero o i coffee shops olandesi sono troppo visibili, troppo incitativi. Favoriscono la critica di lassismo, di cattivo segnale per la gioventù, di canapa indiana libera al supermercato ed altre immagini negative associate ad un statuto troppo permissivo.

Il dispositivo generale non deve confondersi però con la distribuzione di canapa indiana terapeutica, non si non può médicalizare i milioni di utenti ragionevoli, è un’ipocrisia. In ogni modo, i farmacisti non sono entusiasti all’idea di gestire quotidianamente questa popolazione ed i laboratori preferiscono lavorare con le costose versioni pseudo-sintetiche brevettate piuttosto che con le piante.

Certi Stati americani e canadesi hanno scelto una larga diffusione della canapa indiana per ragioni mediche, talvolta molto vaghe. È una misura di comassione indispensabile per certe patologie ma ciò non deve diventare un sistema parallelo di distribuzione. Ne va della credibilità terapeutica della canapa indiana.

Si può applicare il modello di sostituzione degli oppiacei ai consumatori abusivi che desidererebbero smettere di fumare della canapa indiana dando loro a bere una tintura a tasso di THC decrescente o no. È un dispositivo di riduzione dei rischi ed eventualmente di svezzamento non una trafila di massa. La maggioranza degli utenti percepirebbe molto male di passare dello statuto di criminale a quello di malato.

La soluzione più ragionevole sarebbe la collettivizzazione della tolleranza di produzione personale. Delle associazioni a scopo non lucrativo potrebbero raggruppare gli utenti che non possono coltivare essi stessi e dare il via per assicurare questa produzione. Questo sistema non commerciante permetterebbe tuttavia la creazione di numerosi impieghi. Aggira l’ostacolo delle convenzioni internazionali

Cooperativa di produzione

Le associazioni potranno produrre direttamente per i loro membri o acquistare ai produttori graditi. Le derogazioni per la produzione di canapa ricca in THC saranno prioritairement accordati all’agricoltura biologica rigorosamente controllata. Una commissione composta di scienziati, di rappresentanti dei ministeri, di produttori e di utenti dovrà stabilire delle norme sanitarie e dei processi di fabbricazione accettabile per la consumazione umana. Per non cadere sotto le convenzioni che vietano il commercio internazionale della canapa indiana, la produzione si farà sul territorio francese.

Un organismo di controllo effettuerà le analisi e le inchieste garantendo l’integrità della trafila. La polizia, la gendarmeria e l’amministrazione fiscale conserveranno un ruolo repressivo del mercato di contrabbando e della mancata osservanza delle regole di tolleranza. Le autorità ministeriali, prefettizie e comunali potranno limitare il numero di derogazione di cultura.

Cerchio di consumatori

Queste associazioni potranno aprire dei club di consumatori nei luoghi non esposizioni ai passanti senza pubblicità esterna. Questi luoghi aperti da 18h a mezzanotte in settimana e fino alle 2h il W.E, riservati ai membri, potranno distribuire la canapa indiana riservata dalle quote. Ogni aderente riceve una carta ad unità che corrisponde al suo credito coi maxima annui o mensili. Questa quota potrebbe essere modulable in funzione dell’età degli aderenti. Per impedire la propagazione della consumazione per imitazione verso il più giovane ed acquietare le vie, conviene autorizzare l’iscrizione a partire da 16 anni. È coerente rispetto al bar ed alla birra e rispetto all’età media degli utenti. Si potrebbe limitare invece, la quantità a 30 grammi per mese fino a 18 anni, 60 g fino a 21 anni e 100 g al di là. Questo per limitare gli eccessi ed il mercato nero verso i bambini o dei narcotouristi. Le adesioni comprenderanno una quota eccezionale per la prevenzione e la sicurezza sociale.

Questi cerchi privati di utenti potranno offrire anche un spazio aperto alla consumazione di canapa indiana in scambio di una missione di rigorosa separazione ai loro aderenti dei mercati degli stupefacenti, di una politica attiva di lotta contro la violenza stradale, di un rintracciamento degli utenti problematici per orientarli verso le strutture di prevenzione e di assistenza. Le associazioni dovranno rispettare i doveri a carico: la vendita e la consumazione di alcol saranno vietate, obbligo di collocamento a disposizione di vaporizzatori e campagne di prevenzione contro il fumo e altri temi sanitari, consumazione gratuita per gli autisti sobri, adesione dei club ad una o più associazioni che organizzano un sistema di messo a disposizione di un autista ricalcato sull’operazioni naso-rosso, prevenzione della violenza. Le autorità potranno limitare il numero di cerchi e le zone di insediamento in funzione di imperativi di ordine pubblico.

Beneficio socioeconomico

Questo dispositivo permetterebbe di creare su tutto il territorio delle decine di migliaia di impieghi non qualificati nella produzione, il condizionamento, la sicurezza e la distribuzione di canapa indiana per i maggiorenni. Le minoranze etniche conoscono spesso meglio questo mercato e questi prodotti, dovrebbero fornire degli eccellenti impiegati senza criteri di discriminazione. Alcuni cerchi potrebbero installarsi nelle zone private di luoghi per la vita sociale per il politico igienista del PCF dei sixties. Per salvare gli operai del matatoio, hanno frenato l’insediamento dei caffè in periferia, soprattutto nei nuovi quartieri.

I benefici di un sistema associativo sarebbero sufficienti per alimentare una politica di educazione sanitaria che include una prevenzione obiettiva e la riduzione dei rischi legati all’uso di tutte le droghe. Questo dispositivo includerebbe la localizzazione e l’assistenza sanitaria degli utenti abusivi e delle loro famiglie. Resterebbero probabilmente abbastanza fondi per finanziare l’animazione socioculturale locale.

Laurent Appel

Data di uscita venerdì 9 giugno 2006

Grazie per avere stampato questa pagina il 15/06/2006 a 15:06 (GMT +0200)

traduzione italiana: canapa-info

Testo integrale in francese

  • La présentation du projet présidentiel des socialistes français a reçu un accueil très critique chez les acteurs de la réduction des risques (RDR) et les militants d'une réforme de la politique des drogues. Certains espèrent encore convaincre le candidat ou la candidate, de ce parti et des autres, de l'intérêt sanitaire, social et économique d'une réforme en profondeur de la politique des drogues.
  • This new legal base will allow the passage of a policy of illegal drugs to a policy of the addictions, based on the respect of the individuals rights and objective knowledge.
  • Von der legal-illegal Drogenpolitik zu einem glaubwürdigen Suchtmittelgesetz, das Regeln für vernünftigen Umgang setzt. Für Cannabis hiesse das im Minimum die Tolerierung von Eigenanbau, Eigenkonsum und sogenannten "Konsumenten-Klubs".
Articoli modificato sabato 1 luglio 2006 19:17, Data di pubblicazione sabato 24 giugno 2006 19:21

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