Italia: Cannabis e sclerosi multipla, in cinquecento chiedono libertà di cura
n.51 - dicembre 2004
Bollettino mensile di informazione della
Associazione per la Cannabis Terapeutica
"Siamo tutte persone con un legame con la Sclerosi Multipla: malati, amici e familiari di malati. Vi scriviamo per lanciare un appello relativamente al diritto che noi tutti dovremmo avere alla cura della salute. In particolare ci riferiamo alla questione dell’utilizzo di farmaci a base di cannabinoidi nella SM."
Incomincia con queste parole un appello che oltre 500 cittadini indirizzano al Ministero della Salute e ai mezzi di informazione affinchè sia dato risalto all’assurda situazione che sono costretti a vivere i malati che necessitino di farmaci a base di cannabinoidi.
La mobilitazione è nata a partire dal caso di Angela e Daniela, sollevato nell’ambito della trasmissione televisiva Mi Manda Rai Tre (vedi medicalcannabis newsletter n.50). Si tratta di due pazienti affette da SM, che traggono notevoli benefici dal nabilone (un cannabinoide di sintesi regolarmente in commercio nel Regno Unito), ma sono costrette ad assumerlo senza alcuna continuità terapeutica ed affrontando snervanti battaglie legali, a causa della complessa trafila burocratica necessaria per l’importazione di tali farmaci.
In Italia infatti nessun farmaco a base di cannabinoidi è registrato, né esiste alcun produttore autorizzato. Quindi per poter accedere al farmaco il malato è costretto a ricorrere alla procedura di importazione che, benché formalmente molto semplice, concretamente risulta invece un vero "calvario". Gli ostacoli derivano infatti dalla difficile reperibilità di medici di base disposti a prescrivere il farmaco, dal costo del farmaco stesso (quasi sempre a carico del paziente), dai ritardi del Ministero della Salute, che concede l’indispensabile autorizzazione all’importazione con tempi che arrivano fino a 4/5 mesi, ed in ultimo dalle Asl deputate alla consegna del farmaco importato ai pazienti.
Con questo appello i sottoscrittori richiedono la semplificazione della procedura, o per lo meno la corretta e tempestiva attuazione di quella ad oggi prevista dalla normativa. "Non si capisce perché persone come Angela e Daniela debbano lottare in modo estenuante ogni giorno per ottenere un farmaco che in quasi tutti i paesi si reperisce facilmente - su prescrizione - in farmacia." I firmatari chiedono perché non si vogliano tutelare il malato ed i suoi diritti attraverso la semplice registrazione in Italia di questi farmaci.
I firmatari dell’appello ricordano infine che si attende in Italia l’avvio di una sperimentazione con il Sativex (l’estratto naturale di Cannabis sativa somministrabile come spray sublinguale, prodotto dalla GW Pharm inglese - vedi sotto) i cui risultati tuttavia non si avranno prima del 2006 (sempre che non intervengano ulteriori ritardi.). "Ma questo non deve e non può significare che chi oggi ha bisogno di terapia a base di cannabinoidi debba forzatamente aspettare la fine della sperimentazione, oppure si trovi costretto ad intraprendere battaglie legali, ricerche spossanti di medici che accettino di prescrivere il medicinale, e sostenere peraltro una spesa non indifferente"
Per il testo integrale dell’appello http://medicalcannabis.it sezione MEDICALCANNABIS NEWS.










