Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Per una nuova politica della droga

Tossicodipendenze - Sesto rapporto, in cui si auspica più coerenza, della commissione federale in materia
2005/05/24 - Corriere del Ticino

La politica della droga in Svizzera, col suo modello dei quattro pilastri, ha dato buoni risultati nel settore delle sostanze illegali, ma per un comportamento coerente essa dovrebbe essere differenziata, integrando le droghe legali. Lo afferma la commissione federale per le questioni relative alla droga, che formula dieci raccomandazioni per il periodo fino al 2015. Il perno di tali raccomandazioni è la definizione di « politica delle dipendenze » su cui basare la futura legislazione.

La commissione ha presentato ieri il suo sesto rapporto ( psychoaktiv. ch). Intende in tal modo contribuire a « sbloccare il dibattito politico e sociale, eliminando le tensioni e rendendolo più oggettivo » . Occorre abbandonare la politica imperniata esclusivamente sulle droghe illegali a favore di una politica « realista, coerente, efficace e credibile, orientata verso tutte le sostanze psicoattive » , includendo i medicamenti con effetti psicoattivi, la nicotina e l’alcool. Il rapporto non presenta raccomandazioni subito realizzabili per « questioni spinose » quali la futura politica nell’ambito della canapa. Tali raccomandazioni potranno venir formulate solo al momento in cui sarà disponibile una visione d’insieme, ancora da elaborare, che funga da base. Secondo la commissione l’attuale trattamento ineguale da parte del legislatore di sostanze comparabilmente pericolose « è sempre più malcompreso » , per cui lo Stato perde di credibilità. Occorre dunque maggiore coerenza, e il mercato va disciplinato in modo che l’ottenibilità di una sostanza sia indirettamente proporzionale al rischi legati al suo consumo. A dipendenza della pericolosità di tale sostanza, la legislazione spazierà dal « facile accesso al totale divieto » . Compito della commissione « non consiste nel dare un giudizio morale sulle singole sostanze psicoattive » , ha detto il suo presidente François van der Linde. Bisogna anzi uscire dalla preoccupazione etica e optare per il pragmatismo. In effetti il rapporto non si esprime sulla questione se sia bene o male consumare droghe. La commissione tuttavia rileva che da un lato lo Stato accetta il crescente consumo di sigarette nell’interesse del finanziamento dell’AVS, dall’altro auspica una riduzione del fumo per motivi di salute pubblica. Sono conflitti di interesse che possono essere affrontati solo a condizione di « accettare il paradosso dell’insolubilità e di elaborare normative sufficientemente flessibili da adattarsi alle varie situazioni » . La politica attuale poggia su quattro pilastri: prevenzione, terapia ( con l’astinenza quale obiettivo finale), riduzione dei danni e repressione. La coerenza esige che si prosegue su questa via, ma il concetto di prevenzione va allargato, integrando la protezione della salute, la sua promozione e la segnalazione precoce dei problemi. L’opzione terapeutica deve inoltre abbracciare tutte le opzioni che mirano all’integrazione sociale. La repressione invece « non dovrebbe più essere compito esclusivamente della polizia e della giustizia » . La responsabilità va assunta da tutti gli attori di un mercato regolamentato. In futuro quindi dovrebbe privilegiare in modo particolare la protezione della gioventù. ( Ats)

Data di pubblicazione venerdì 27 maggio 2005 04:17
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