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A proposito di canne e spinelli

di Paolo Pillitteri
www.opinione.it - Edizione 247 del 16-11-2006

Pochi ricordano che la legge o meglio la ex legge (contro cannabis, marijuana, spinelli) Fini-Giovanardi fu approvata quasi di soppiatto l’inverno scorso: come emendamento al decreto di rifinanziamento delle Olimpiadi invernali di Torino. Il che, diciamocelo, è davvero una stupefacente (nomen omen) testimonianza di surrealismo dadaista se non fossimo abituati, nel frattempo, alle più strampalate emendazioni di leggi, vedi la Finanziaria in corso d’opera, che la dicono lunga sulla bella confusione, prima ancora mentale che organizzativa del Parlamento. Era un emendamento-legge fortissimamente voluto da Fini in nome del più classico proibizionismo in base al quale quale venivano equiparate la marijuana, la cocaina, l’hascish, l’eroina: tutte, indistintamente droghe provocanti assuefazione, pericolosissime se non mortali. Dunque, da proibire con leggi severe. La cosiddetta modica quantità fu peraltro introdotta a suo tempo per distinguere fra consumo e spaccio, ma il bilancino è quello che è, sopratutto dipende dallo spirito del tempo, dallo zeitgeist intorno al "pianeta droga", pianeta non a fondo esplorato, ancorché sfruttato a non finire: a fini politici, pro domo sua.

Pochi ricordano, comunque, che nel 1993, nel pieno del Grande terrore giudiziario, oltre il 55 per cento degli italiani aveva votato contro la non meno proibizionista legge Jervolino-Vassalli, depenalizzando sostanzialmente il consumo di droghe in Italia. Era, appunto, un’espressione dello zeitgeist. Adesso, con l’avvento al ministero di Livia Turco, lo spinello è stato per dir così riabilitato e chi lo fuma non finirà, come invece accadde al “provocatore” Marco Pannella nel 1975, in carcere. Di nuovo lo spirito dei tempi? O, forse, la voglia matta dell’Unione di cancellare le leggi della CdL? Fatto sta che siamo ritornati in un clima antiproibizionista e, personalmente, non sono nè stupito nè contrariato. Come espressi allora, ai tempi della Fini-Giovanardi un sereno ma fermo dissenso a proposito di una fiammata di ritorno proibizionista di chiaro stampo elettorale, così oggi, di fronte al ribaltamento dell’impostazione legislativa, ne rilevo analoghi aspetti propagandistici uguali e contrari, anche se trovo legittima e corretta la decisione del ministro, derivante dalla ragionevole non equiparazione dello spinello all’hascish o, peggio ancora, alla cocaina. Per un Parlamento, preso con le mani nella marmellata e sbeffeggiato dalle monellacce eppur meritevoli Jene proprio in riferimento al consumo di droghe, sarebbe forse l’ora di occuparsi seriamente del “pianeta droga”, abbandonando le ipocrisie, le pose declamatorie alla ricerca di facili consensi, i teatrini autopromozionali alla Caruso. Come? Guardando in faccia alla realtà di quel “pianeta droga”, che è più malato e complesso di quanto si immagini. Ma non certo a causa di uno spinello: non si confonda il tossicodipendente con chi si fa una canna.

Data di pubblicazione martedì 5 dicembre 2006 01:10
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